lunedì 10 dicembre 2012

ABBATTIMENTO PALAZZINA DI VIA GRAMSCI: ESTENDERE IL “CENTRO STORICO” ALLA CITTA’ OTTOCENTESCA



Italia Nostra Giulianova rimarca il proprio sdegno per l’abbattimento, previsto per l’11 e 12 dicembre, dell’ormai nota palazzina d’epoca sita in via Gramsci, alle porte di piazza Belvedere. La sezione dell’associazione che intende promuovere la cultura della tutela dei beni culturali e ambientali, rimarca la propria contrarietà all’abbattimento dello stabile che crea un precedente pericoloso per il volto ottocentesco della città che necessita quindi una maggiore protezione.




Collezione Jonata Di Pietro


Pertanto, come scritto nelle osservazioni alla Variante Ambientale Strategica nel settembre scorso, chiediamo a gran voce che il nuovo PRG possa estendere la zona di “centro storico” anche ad alcune aree circostanti il quadrilatero dell’antica Giulia. Il concetto di “centro storico” non è puramente una questione urbanistica e, se vogliamo, accademica, ma anche sociale. Lo stupore e il senso di contrarietà che tanti cittadini giuliesi hanno esternato nel venire a conoscenza della demolizione della palazzina in questione, dimostra che l’assoggettamento ai particolari vincoli che oggi sono previsti per il cosiddetto “centro storico” deve essere ampliato alle zone limitrofe, esse stesse ormai parte di una identità storica comune. Per essere pienamente protetta e per preservare le caratteristiche morfologiche ed estetiche, l’area storica ha bisogno di essere tutelata indirettamente da una fascia di rispetto dove si applichi la medesima normativa prevista finora nel cosiddetto “centro storico”. In particolare, proponiamo che in tale “fascia di rispetto” entri il tratto finale di via Gramsci (da Casa Maria Immacolata al Belvedere, lato est e ovest), via del popolo (lato ovest), via Acquaviva (lato nord), il primo tratto di via Montello e viale dello Splendore (per ciò che riguarda quei beni immobili anteriori al 1950), nella speranza di non vedersi compiere ulteriori atti di violenza al tessuto storico urbanistico della nostra Giulianova.



venerdì 28 settembre 2012

VILLA CONCETTA: REPLICHIAMO ALL'ASSESSORE VELLA


In merito alla risposta dell’assessore Vella sull’abbattimento di Villa Concetta, Italia Nostra Giulianova controbatte invitando l’assessore a prendere in considerazione alcuni aspetti:

1 -    il Centro Regionale Beni Culturali non si occupa della tutela. Infatti secondo l’art. 4 del Codice dei Beni Culturali, art. 4 c.1, le funzioni di tutela, ai sensi dell’art. 118 della Costituzione, sono attribuite al Ministero per i beni e le attività culturali.
Pertanto gli elenchi da lei citati non hanno alcun valore normativo in merito alla tutela.
2 -     I comuni hanno la libertà e il dovere di individuare i beni da proteggere attraverso gli strumenti di regolamentazione urbanistica e anche di segnalare alle soprintendenze competenti quelli che ritiene debbano essere sottoposti a vincoli maggiori secondo l’art. 10 ss. del Codice dei beni culturali e  del paesaggio.
3 -    “alla luce delle nuove normative sismiche” gli edifici storici possono fortunatamente ancora essere mantenuti in piedi. 
4 -    Definendolo “immobile datato”, l’assessore Vella dimostra di non essere a conoscenza che la stessa normativa, dalla commissione Franceschini (1964-67) all’attuale Codice (2004 e modifiche), ha teso a garantire la protezione non solo del patrimonio d’eccellenza ma, con un salto culturale degno del nostro Paese, a quelle “testimonianze aventi valore di civiltà”.

Dal canto nostro, continueremo a impegnarci per allarmare la politica affinché si muova prima che un edificio storico cada in rovina e debba essere abbattuto. Ci rammarichiamo quindi che l’assessore Vella e l’amministrazione, invece di sposare la nostra proposta, inserita nelle ultime osservazioni sulla VAS, per l’istituzione di una commissione di specialisti che stili un elenco di beni così da fermare l’evidente emorragia nel tessuto urbano e storico delle varie parti della città, contrasti un’associazione che nel suo operato non intende ostacolare l’attività dei privati e liberi cittadini, ma solo proteggere con la forza delle idee la memoria di Giulianova. 


martedì 25 settembre 2012

FERMIAMO DEMOLIZIONE DEGLI IMMOBILI STORICI. STAVOLTA TOCCA A VILLA CONCETTA, TRA LE ULTIME VILLE D’EPOCA DEL LIDO SFUGGITE AL CEMENTO


Italia Nostra Giulianova lancia l’allarme e si appella al sindaco che nelle ultime settimane si è mostrato particolarmente attento alla tutela degli immobili storici della città: i beni in pericolo si stanno moltiplicando. Dopo la denuncia del previsto abbattimento dell’ormai famosa palazzina di via Gramsci, si sta per perpetuare un altro intervento che andrà a cancellare una delle ultime testimonianze di architettura storica al Lido di Giulianova. Ci riferiamo alla splendida villa Concetta sita nel centralissimo viale Orsini che spicca ancora nel tessuto urbano per eleganza e sobrietà di forme. La villa è destinata a essere abbattuta e al suo posto nascerà l’ennesimo condominio. 




Lo stesso destino toccò alla maggior parte dei villini che sorgevano sul lungomare. A differenza di San Benedetto del Tronto, dove splendidi edifici d’epoca oggi ne caratterizzano ancora la passeggiata sul mare, a Giulianova abbiamo preferito cancellare queste testimonianze. Possibile che dopo decenni la cultura della tutela nella nostra città sia ancora a quei livelli? Italia Nostra Giulianova fa dunque appello alla politica affinché fermi questo scempio del patrimonio culturale cittadino e metta in atto velocemente tutte le azioni per un’inversione di marcia. Tra queste potrebbe profilarsi la costituzione di un gruppo di specialisti che individuino, grazie anche alle segnalazioni della cittadinanza, un elenco dei beni da proteggere per assicurare a essi, attraverso gli strumenti urbanistici, la protezione e la trasmissione alle future generazioni.

sabato 25 agosto 2012

ITALIA NOSTRA SULL’INTERVENTO IN VIA GRAMSCI: “LA DEMOLIZIONE E’ UN PERICOLOSO PRECEDENTE PER LA CITTA’ OTTOCENTESCA” E SCRIVE AL SOPRINTENDENTE MAGGI


Italia Nostra onlus Giulianova, associazione che da mezzo secolo si occupa di tutela e valorizzazione del patrimonio storico artistico, in merito all’imminente distruzione e rifacimento di una palazzina di via Gramsci ha da portare a conoscenza della cittadinanza alcune osservazioni. Pur non essendo stata inserita nel suo tratto finale all’interno del piano particolareggiato del centro storico, identificato dallo strumento comunale soprattutto nella parte quattro-cinquecentesca, l’area su cui insiste l’edificio che verrà abbattuto riveste una fondamentale importanza di carattere urbanistico. La città storica infatti si estende ben oltre il tracciato delle abbattute mura civiche e pertanto deve essere tutelata così come il cosiddetto “centro storico”. Senza certamente cadere in uno sterile conservatorismo che ne proibirebbe la fruibilità ai contemporanei, Italia Nostra si appella agli amministratori perché si adoperino per inserire via Gramsci, da casa Maria Immacolata al Belvedere, nella zona cosiddetta di centro storico.  Il tratto interessato dalla demolizione, tra la Villa Marcozzi con il suo parco e il vecchio palazzo del Banco di Napoli e dell’Albergo Belvedere, è parte di quel “cannocchiale” verso il duomo che assieme all’ottocentesca piazza con il monumento a Vittorio Emanuele II di Raffaello Pagliaccetti, è parte dell’addizione urbana avvenuta nella seconda metà del XIX secolo e che attualmente ancora si distingue per aver mantenuto in gran parte delle facciate dei palazzi e delle ville i caratteri storico architettonici dell’epoca. 

Lo stabile del quale si è approvata la demolizione

Il futuro immobile dunque andrà a rompere questa continuità di caratteri e quindi a compromettere irreparabilmente questo equilibrio di contesto. Seppure non composto di eminenze monumentali, il sistema urbano di cui trattasi è costituito anche da quell’edilizia cosiddetta “minore” che riveste una testimonianza fondamentale per la storia della città postunitaria. Italia Nostra onlus Giulianova ha inviato perciò queste e altre osservazioni di carattere normativo al Soprintendente per i Beni Architettonici e Paesaggistici dell’Abruzzo per fermare la distruzione del fabbricato in questione e per interrompere sul nascere questo pericoloso precedente che porterebbe ad altre demolizioni con la conseguente menomazione del volto della città ottocentesca.

Il "cannocchiale" in una foto di fine Ottocento (coll. Jonata Di Pietro)

Il "cannocchiale" verso il duomo


L'adiacente Villa Marcozzi

il progetto




domenica 17 giugno 2012

IL BORSACCHIO TORNA IN CONSIGLIO: LE ASSOCIAZIONI SCRIVONO AL PRES. CHIODI




Sig. Presidente,

la Deliberazione Legislativa n. 113/5 dell’8 maggio 2012 per ridurre la Riserva Naturale del Borsacchio, tagliandone addirittura 2/3 di fascia costiera ed una parte della pineta litoranea Mazzarosa, con le foci del Tordino e del Borsacchio, è tornata all’ordine del giorno del Consiglio Regionale di martedì 19 giugno 2012. 

Tornerà così all’esame del Consiglio, dopo le tante bugie di chi ha negato che quella proposta costituisse una riduzione dell’area protetta di 40 ettari (da 1.187,67 a 1.148), sostenendo di averla addirittura “ampliata di 50 ettari” e dopo la bocciatura della stessa Legge da parte del Collegio Regionale per le Garanzie Statutarie (bocciatura mai ricordata nella storia legislativa abruzzese). 
Tutti ormai sanno che la popolazione abruzzese non vuole la riperimetrazione. Non la vogliono le associazioni ambientaliste ed i comitati locali. Non la vogliono gli studenti. Non la chiedono le associazioni di categoria. Eppure nel corso della seduta dell’8 maggio scorso anche Lei, Presidente, ha votato per far ridurre l’unica riserva regionale presente sulla costa teramana.
Perché tanta ostinazione nel far passare la riduzione/devastazione di una Riserva naturale? Chi ha interesse a distruggere un bene comune? 
Non vi è una sola ragione, di interesse generale, che giustifichi la scelta di stravolgere la Riserva del Borsacchio. La riperimetrazione sarebbe frutto solo della pressione di pochi e ben identificati personaggi, visti costantemente presenti tra il pubblico durante i lavori del Consiglio Regionale e nei corridoi della II Commissione, quando si discutevano le varie proposte Rabbuffo-Ruffini-Venturoni.

Il buon Politico ed il saggio Amministratore devono agire con giustizia ed equità, dando prova di coraggio e, soprattutto, di rispetto degli interessi e delle aspirazioni dei propri rappresentati. Sulla Riserva del Borsacchio, Lei è certo di aver fatto gli interessi della Collettività?
Batta un colpo Presidente! È ancora in tempo per recuperare, pronunciando una parola decisiva in proposito. Da mercoledì prossimo non sarà più possibile. E nessuno potrà pensare che Lei non sia fortemente e consapevolmente corresponsabile. 

Italia Nostra
Legambiente
LIPU
WWF
Comitato Abruzzese Per La Difesa Dei Beni Comuni
Comitato Riserva Naturale Regionale Guidata Borsacchio


venerdì 8 giugno 2012

PUNTERUOLO ROSSO: ITALIA NOSTRA GIULIANOVA INFORMA


A livello regionale si sta COMBATTENDO da anni una difficile BATTAGLIA contro un AVVERSARIO ostico, il punteruolo rosso che sta compromettendo in maniera significativa una peculiarità delle nostre zone: le Palme.
Italia Nostra intende affiancarsi alla REGIONE ABRUZZO (servizio fitosanitario ex A.R.S.S.A.) come supporto all’ente pubblico e sensibilizzatore del privato al fine di preservare e tutelare un bene comune ed evitare danni irreversibili sia dal punto di vista ambientale sia da quello economico. Il problema ha assunto rilevanza nazionale con DANNI riscontrati dalla Sicilia alla Liguria, dapprima perché sottovalutato poi perché risultato difficilmente gestibile.
“L’AVVERSARIO” è forte, difficile da ATTACCARE e SCONFIGGERE definitivamente, gli interventi di difesa sono costosi e per essere efficaci numerosi (si potrebbe arrivare anche ad 1 trattamento/mese). La FORZA del punteruolo rosso è insita nella posizione all’interno delle palme, nella riproduzione fino a 600 uova/individuo ma soprattutto nell’individuazione, poiché le parti danneggiate-mangiate sono le più giovani, le più nascoste che evidenziano il danno solo all’apertura della foglia. Molte volte quando ci si rende conto  dell’attacco, la palma è già compromessa. Sintomatologicamente quando risulta visibile un’accentuata asimmetria della cima  la situazione è già in fase avanzata, la foglia piegata con la chioma ad ombrello denota una compromissione definitiva della pianta.


Esemplare giuliese

Esemplare giuliese

Quindi sottolineiamo l’importanza dei trattamenti preventivi che per avere massima efficacia devono essere effettuati dall’alto e senza avere mai comunque la certezza dell’efficacia. Al momento in natura non esiste un predatore che possa fungere da nostro ALLEATO ed è anche vero che negli anni i trattamenti hanno avuto una limitata efficacia proprio per la difficoltà nel colpire l’insetto all’interno della pianta. Statisticamente il punteruolo predilige le palme più alte (le più facili da incontrare durante il volo) il danno è causato dalle forme larvali mentre le forme adulte non mangiano ma fuoriescono dalle palme esclusivamente per riprodursi. La palma infetta costituisce per legge un rifiuto speciale quindi prevede anche un elevato costo per lo smaltimento. L’ente pubblico dovrebbe favorire, con convenzioni o prezzi concordati, i privati sia nel momento in cui debbano effettuare trattamenti preventivi, sia nel caso dovessero procedere allo smaltimento come avviene ad esempio nel comune di Martinsicuro con ditte specializzate. Il privato deve avere la consapevolezza che una palma non DIFESA e MONITORATA costituisce un focolaio sempre attivo che può provocare 
un INCENDIO.

Per ulteriori chiarimenti su:

-        -PRODOTTI UTILIZZABILI AUTORIZZATI
-        -LEGISLAZIONE
-        -MONITORAGGIO
-        -SMALTIMENTO
-        -RECUPERO E SALVAGUARDIA DEGLI ESEMPLARI

   ITALIA NOSTRA ed il servizio fitosanitario della regione Abruzzo restano a completa disposizione



Alessandro Del Gaudio
alessandrodelgaudio@yahoo.it


mercoledì 6 giugno 2012

BOCCIATA RIPERIMETRAZIONE RISERVA DEL BORSACCHIO: PUNITA L’ARROGANZA


Il Collegio per le Garanzie Statutarie della Regione Abruzzo
boccia la legge di riperimetrazione della Riserva del Borsacchio.

Il Collegio per le Garanzie Statutarie della Regione Abruzzo (a cui avevano fatto ricorso i consiglieri regionali di Italia dei Valori, Partito della Rifondazione Comunista, Partito dei Comunisti Italiani, Sinistra Ecologia e Libertà e Verdi) ha bocciato la legge di revisione dei confini della Riserva Naturale Guidata del Borsacchio.

Il trio Rabbuffo, Venturoni e Ruffini hanno fatto rimediare una pessima figura al Consiglio Regionale d’Abruzzo ed al Presidente della Regione, Gianni Chiodi, che ha votato la legge. È veramente triste vedere mortificare in questo modo il massimo organo decisionale regionale: ad una scelta sbagliata ha fatto da cornice una incredibile sciatteria legislativa.
Eppure durante le ore di interventi nel consiglio regionale dell’8 maggio scorso i consiglieri di opposizione (ad esclusione di quelli del PD) avevano evidenziato le gravi mancanze e contraddittorietà della legge. Nonostante questo encomiabile lavoro, una maggioranza trasversale ha voluto andare avanti.



Nei giorni successivi abbiamo assistito ad entusiastiche conferenze stampa e dichiarazioni roboanti! Oggi il tutto suona come una presa in giro dei cittadini da parte di consiglieri regionali, profumatamente pagati, ma incapaci di fare una legge corretta dal punto di vista procedurale. Ed è chiaro che i ritardi che continuano ad accumularsi sono esclusivamente colpa di quei consiglieri regionali che invece di seguire i consigli della società civile hanno scelto di seguire l’interesse di qualcuno.
  
Ora la discussione torna in Consiglio regionale.
Sarebbe auspicabile che i consiglieri regionali vogliano affrontare seriamente la questione, mettendo da parte la discussione sul perimetro della riserva (che va avanti inutilmente da 3 anni!) e dotando finalmente l’area protetta del Borsacchio di un comitato di gestione e di un piano di assetto naturalistico che da un lato salvaguardi l’ambiente ed i legittimi interessi dei residenti e dall’altro respinga le mira speculative di pochi.



Comitato cittadino per la Riserva Regionale del Borsacchio
Comitato Abruzzese Beni Comuni
Italia Nostra
Legambiente
WWF

mercoledì 9 maggio 2012

I NUOVI BARBARI FANNO A PEZZI LA RISERVA DEL BORSACCHIO


Dopo averla di fatto congelata per sette anni, i “nuovi barbari” hanno sottratto alla Riserva naturale del Borsacchio delle aree di pregio per servirle su un piatto d’argento ad un manipolo di speculatori.

Definire “nuovi barbari” i 26 Consiglieri Regionali che l’8 maggio hanno votato a favore del taglio della Riserva suona quasi come un complimento; i Barbari veri, almeno, nutrivano un profondo rispetto per la natura. Questi invece hanno dimostrato di disprezzarla.

La “banda dei 26” è stata perseverante. Malgrado gli innumerevoli problemi di cui soffre l’Abruzzo, è riuscita a dedicare quasi una decina di sedute del Consiglio Regionale a quello che deve essere parso a molti osservatori il vero problema della nostra regione: la riperimetrazione di una piccola riserva regionale estesa appena 1.100 HA.

E così, per editto, si ritrovano fuori dalla Riserva un lungo e bellissimo tratto di spiaggia che dalla Pineta Mazzarosa si spinge fino al Quartiere Annunziata di Giulianova e la Contrada Giammartino. Per effetto della riperimetrazione il nostro territorio si trova ad essere più esposto al pericolo della cementificazione e della petrolizzazione; Giulianova, in particolare, risulta totalmente esclusa dalla Riserva e rinuncia così non solo ad un’importante occasione di riqualificazione socio-economica dell’intera area dell'Annunziata - che, ribadiamo, non avrebbe perso i benefici del “contratto di quartiere” - ma anche alle proprie origini visto che i resti del porto di epoca romana e medievale erano all’interno della Riserva.

Tristi primati per una città a vocazione turistica.

I Consiglieri detrattori della Riserva hanno incassato l’appoggio pieno ed incondizionato dei Comuni di Roseto e Giulianova - il primo a guida centrodestra, il secondo centrosinistra - ma responsabili entrambi, quanto la Provincia di Teramo, di non aver dotato la Riserva né degli Organi di Gestione né di un Piano di Assetto Naturalistico.
Le tre amministrazioni hanno tenacemente perseguito la volontà di non far mai decollare la riserva, nonostante abbiano avuto a disposizione e speso 250.000 euro per la predisposizione del Piano di Assetto Naturalistico dell’area! Soldi che sono stati spesi per studi e progetti su un perimetro che ora è stato modificato.

Alle argomentazioni di giuristi e naturalisti di fama nazionale che hanno evidenziato la valenza dell’area e l’inopportunità di modificare il suo perimetro si sono contrapposte argomentazione da bar. Quanto sono lontani questi politici dai bisogni concreti delle persone!
Come associazioni vogliamo ringraziare pubblicamente quei consiglieri regionali che, con tutte le loro forze, hanno cercato di fermare il taglio della riserva. A loro va il merito di aver tentato fino all’ultimo di impedire che si compisse uno scempio vergognoso. 
La ferita inferta alla Riserva è viva e profonda, come vivo e profondo resterà per lungo tempo il ricordo di questo amaro 8 maggio.

La foce del fiume Tordino, l'antico Batinus, estromessa dall'area potretta

La zona alla foce del Tordino cancellata dalla Riserva


La risposta di tutte le associazioni ambientaliste sarà durissima: valuteremo tutte le strade possibili per fermare la legge approvate ieri in consiglio regionale e combatteremo quanti hanno compiuto tale scelta, in particolare chi tenta continuamente di issare la bandiera di un becero e falso ambientalismo di maniera. 

La guerra non è ancora finita. Anzi, deve avere ancora inizio.

WWF
Italia Nostra
Comitato abruzzese Beni Comuni
Comitato Riserva Naturale Regionale Guidata Borsacchio
Legambiente
Archeoclub Giulianova
Slow Food condotta di Giulianova e Val Vibrata

giovedì 19 aprile 2012

RISERVA BORSACCHIO: LETTERA APERTA AL SINDACO ED AI CONSIGLIERI COMUNALI DI GIULIANOVA

Torniamo per la seconda volta ad utilizzare carta e penna nella speranza che si riesca una buona volta ad evidenziare che la difesa e la valorizzazione della Riserva Naturale del Borsacchio rispondono agli interessi di tutti i cittadini di Giulianova e, in particolare, di quelli residenti nel Quartiere dell’Annunziata.

Purtroppo dobbiamo constatare che nel Consiglio comunale di Giulianova non si è avviato nessun dibattito in merito alla riperimetrazione della Riserva, 
•    nonostante il messaggio recapitato al Sindaco Mastromauro dalla Prof.ssa Maria Rita D’Orsogna il 15 dicembre dello scorso anno; 
•    nonostante la presa di posizione unanime contro la riperimetrazione di tutte le associazioni ecologiste e dei vertici provinciali, regionali e locali di alcuni partiti che sostengono la maggioranza al Comune di Giulianova (IdV e SEL); 
•    nonostante una nostra precedente “lettera aperta” del 13 marzo scorso indirizzata a tutti i consiglieri comunali; 
•    nonostante anche nel PD ci sia chi giustamente consiglia al Sindaco Mastromauro di rivedere la posizione assunta in passato in merito all’uscita del territorio di Giulianova dalla Riserva.


Nel mentre ci accingiamo a pubblicare questa seconda lettera aperta, in Consiglio Regionale (convocato per il prossimo 24 aprile) si prepara un ulteriore tentativo di indebolire/annullare la Riserva a tutto svantaggio dei cittadini. Tra chi ne vorrebbe lo stravolgimento (Rabbuffo dei FLI e Ruffini del PD) e chi ne vorrebbe addirittura la cancellazione (Venturoni del PDL), nel prossimo consiglio regionale la Riserva potrebbe subire l’ennesimo e forse decisivo assalto all’“arma bianca”.
Avendo già da tempo chiarito che il completamento del Contratto di Quartiere dell’Annunziata e la salvaguardia degli attuali confini della Riserva possono andare di pari passo, e che la delibera di Consiglio n. 74 del 2010 (per intenderci, quella con cui l’amministrazione si espresse a favore dell’uscita del territorio di Giulianova dalla Riserva) non ha quindi alcuna ragion d’essere, invitiamo nuovamente il Sindaco ed i Consiglieri comunali di Giulianova ad assumere ogni iniziativa utile affinché facciano pervenire subito al Consiglio Regionale una ferma presa di posizione che punti al mantenimento dei confini della riserva ed all’adeguamento delle norme di salvaguardia al fine di consentire il “completamento funzionale” delle attività, degli edifici e delle strutture esistenti e degli interventi previsti nel vigente contratto di quartiere dell’Annunziata. Tutto questo è possibile attraverso l’approvazione di una modifica delle legge istitutiva della Riserva secondo quanto indicato dagli stessi Uffici regionali. Sol che lo si voglia!

WWF
Italia Nostra Giulianova
Comitato Riserva Naturale Regionale Guidata Borsacchio
Comitato Abruzzese Difesa Beni Comuni




sabato 7 aprile 2012

"IL TESORO RITROVATO" Concerto barocco per il restauro della ritrovata decorazione pittorica della Chiesa di Santa Maria della Misericordia



21 aprile 2012, ore 17
Chiesa della Misericordia
piazza Dante

In occasione della XIV Settimana nazionale della Cultura, 
promossa dal Ministero per i Beni e le Attività Culturali, 
ITALIA NOSTRA onlus GIULIANOVA 
e la delegazione FAI della provincia di Teramo, 
presentano un
CONCERTO DI MUSICA BAROCCA 
per far conoscere alla cittadinanza la ritrovata decorazione pittorica 
della Chiesa di Santa Maria della Misericordia, 
cuore del centro storico di Giulianova.

L’evento lancerà la raccolta fondi per liberare le pitture dallo scialbo che le ha celate alla memoria della città.

Un particolare ringraziamento va a Guido Tentarelli, restauratore e autore dei saggi che hanno permesso la scoperta.  

PROGRAMMA CONCERTO:



W.A.Mozart Trio in si bem magg. K266
Adagio - Minuetto - trio


L. Boccherini Trio in re magg. n.4 op.1
Adagio- Allegro con spirito- Allegro (fuga)


L. Boccherini Trio in fa magg. n.4 op.4
Allegro ma non tanto- Largo- Presto


I. Pleyel Trio n.1 in re magg.
Allegro- Andante- Polonaise



TRIO BOCCHERINI Cristina Medori, Lucia Medori violini
Alan Di Liberatore violoncello


sabato 17 marzo 2012

RISERVA NATURALE DEL BORSACCHIO. CONTRO SPECULAZIONE EDILIZIA E PETROLIZZAZIONE BEN VENGA L'OSTRUZIONISMO


15 marzo 2012







Apprendiamo che, nel corso della seduta della II Commissione Consiliare Permanente, i commissari di FLI e PDL, disattendendo la proposta del Direttore Sorgi, che avrebbe consentito di sbloccare immediatamente il Contratto di Quartiere dell'Annunziata e di risolvere tutte le piccole problematiche connesse alla durata delle norme di salvaguardia (7 anni), hanno preferito approvare la proposta di legge n. 78/09 del consigliere Rabbuffo, diretta a tagliare dall'area protetta vari chilometri di fascia costiera per consegnarli alla cementificazione e alla ricerca ed estrazione di idrocarburi.

Duole constatare che, mentre 103 economisti USA, tra cui 3 premi Nobel per l'Economia, hanno scritto al Presidente USA Barack Obama il 30 novembre scorso (si allega copia della lettera), per sollecitare l'istituzione di nuovi parchi naturali e aree protette, perché incentivano lo sviluppo economico, attraggono gli investimenti e creano nuovi posti di lavoro, alcuni dei nostri rappresentanti politici, privi di lungimiranza e dimentichi del bene comune, si fanno paladini degli interessi di pochi speculatori. Giocandosi il nostro futuro e quello dei nostri figli! Il prossimo appuntamento è in Consiglio Regionale, nella seduta di martedì, 20 marzo 2012. Qui speriamo che le proposte di legge di FLI, PDL e PD, volte a stravolgere o annullare l'area protetta, possano incontrare la sacrosanta opposizione, anche ostruzionistica, di Consiglieri di buona volontà, che vorranno impegnarsi in una battaglia di civiltà.Noi confidiamo e speriamo anche per chi non può ancora difendersi, ma che subirà danni irreparabili da scelte legislative tanto scellerate.


WWF, Italia Nostra, Comitato Abruzzese Difesa Beni Comuni e Comitato Riserva Naturale Regionale Guidata Borsacchio.

mercoledì 14 marzo 2012

Parte il restauro del Vedova. E la collezione Bindi? L’appello di Italia Nostra

Finalmente in questi giorni, dopo tanto penare di controversie d'attribuzione a seguito del cosiddetto “ritrovamento” (che ritrovamento è stato solo per chi l’ha effettuato) dell’opera nella Sala Buozzi, il Vedova è stato affidato con bando di gara alle mani di una restauratrice. Senza voler tornare sulle vicende che hanno accompagnato il “rinvenimento” di quest’opera che venne inviata da Emilio Vedova, per il tramite di Franco Summa, a capo della sezione arti visive della bella estate culturale di “Agorà”, di ormai tanti anni fa, Italia Nostra Giulianova plaude alla decisione di recuperare questa testimonianza artistica alla collettività, non per il suo valore commerciale, ma per la salvaguardia del patrimonio culturale, anche contemporaneo, della nostra città.

L'opera di Emilio Vedova in una installazione
lungo la parete sul retro del palazzo municipale

Tuttavia, seppure riconosciamo che l’opera, facente parte dell’“Operazione 24 fogli, Dissuasione manifesta”, ideata da Enrico Crispolti all’inizio degli anni Settanta, fosse bisognosa di intervento, certamente non è condivisibile il fatto che si sia lasciata in un angolo la “collezione Bindi”. Certamente il nome di Emilio Vedova è apparso più d’effetto, perché maggiormente conosciuto dal pubblico e dal mercato dell’arte, rispetto ai nomi di Giacinto Gigante o dei Carelli.
Pertanto, Italia Nostra Giulianova richiama l’attenzione dell’amministrazione comunale, e soprattutto dell’assessore alla Cultura, affinché si provveda a programmare un progressivo piano di risanamento e restauro delle tele, per la maggior parte ascrivibili alla “Scuola di Posillipo”, grande tesoro di Giulianova da troppi anni lontano dal palazzo di Corso Garibaldi che l’ha sempre ospitato. L’associazione auspica dunque, che la collezione possa essere esposta al più presto nei rinnovati locali della Pinacoteca Civica, e si provveda nello stesso tempo a fare il possibile per fermare il degrado delle opere. Un intervento dovuto sia alla memoria del benemerito donatore, Vincenzo Bindi, sia per mantenere in vita una collezione che, se valorizzata, come ottimamente ha fatto negli anni il Museo dello Splendore coinvolgendo le scuole, porterebbe giuliesi e turisti nel nostro centro storico.

Giuseppe Cavalli, Ritratto di Vinenzo Bindi, pastello,
collezione Bindi, già Pinacoteca Civica di Giulianova

lunedì 5 marzo 2012

Allarme rosso per le aree protette abruzzesi. Il Consiglio Regionale convocato per il taglio della Riserva del Borsacchio e per un “colpo al cuore” al Parco Regionale Sirente-Velino.

Addio alla “Regione dei Parchi” per un futuro “grigio-cemento”?

"Un colpo al cuore dei parchi": è questo il commento delle associazioni ambientaliste WWF, Italia Nostra, Mountain Wilderness, LIPU, ALTURA e del Comitato Riserva del  Borsacchio sulle due proposte in discussione domani e dopo-domani al Consiglio Regionale. Infatti il massimo organo legislativo regionale dovrà discutere due progetti di legge che potrebbero segnare un cambio di rotta in senso negativo nella politica di conservazione del territorio, in quella che rischia di diventare la "Regione degli ex-Parchi".   

Il Parco Regionale Sirente-Velino potrebbe vedersi escludere dai confini migliaia di ettari di preziosa Natura, come dimostra la cartina allegata. Verrebbero tagliate addirittura alcune tra le aree più note a livello nazionale come gran parte dei Piani di Pezza, ammirati anche da Papa Giovanni Paolo II, Campo Felice e, incredibile a dirsi, anche lo stesso Altipiano delle Rocche, cuore del parco. Il livello "scientifico" della proposta è tale che i Piani di Pezza, altopiano carsico immacolato che costituisce un'unità paesaggistica unica, sarebbero per metà dentro e per metà fuori dal Parco! In realtà forse l'emendamento alla legge istitutiva del parco, avanzato dal presidente della II Commissione e membro della maggioranza Ricciuti, di scientifico ha solo la capacità di ritagliare proprio quelle aree dove da tempo vengono avanzate nuove proposte per la cementificazione e per la realizzazione di infrastrutture. E'  interessante notare che all'interno dei confini del Parco rimarrebbero i centri abitati di Rocca di Cambio e Rocca di Mezzo: quindi è la natura (o, sarebbe forse meglio dire i terreni ancora non occupati da cemento) a dover rimanere fuori dall'area protetta. In realtà questa proposta rende palese cosa intendeva per "sviluppo sostenibile" il cosiddetto Protocollo Letta: abbandonare le politiche di conservazione per favorire un futuro "grigio-cemento" per alcune delle aree più belle dell'Appennino regno di orsi, lupi e aquile reali. 


Domani, invece, in Consiglio Regionale ci sarà la discussione di diverse proposte di legge per ridurre o addirittura eliminare completamente la Riserva naturale regionale del Borsacchio, uno dei pochi tratti costieri non cementificati dell'intera regione Abruzzo. Anche in questo caso si tratta di favorire ipotesi di cementificazione dei terreni che avrebbero spazio in caso di riduzione dell'area protetta. Le associazioni e diversi consiglieri di minoranza di IDV e Rifondazione Comunista hanno dimostrato che alcune problematiche esistenti, come quella del Contratto di Quartiere di Giulianova, sono facilmente risolvibili. Invece si stanno strumentalizzando per ottenere tagli del perimetro che hanno ben altri obiettivi.

Le associazioni ambientaliste annunciano battaglia contro quello che si prospetta come un vero e proprio attacco al territorio per favorire cemento e degrado della preziosa Natura abruzzese. Domani alle ore 16 cittadini, rappresentanti delle associazioni e i comitati saranno presenti in Consiglio Regionale per richiedere ai consiglieri una marcia indietro su entrambi i provvedimenti. Stupisce che sulle proposte per tagliare i parchi abruzzesi vi sia un silenzio (e sul Borsacchio addirittura un appoggio) da parte del Partito Democratico, principale principale partito d'opposizione che a suo tempo fu tra i fautori della costituzione della rete dei parchi abruzzesi.

Se proseguiranno il loro iter si aprirà una vera e propria campagna tra i cittadini abruzzesi e italiani per denunciare questa situazione e per richiedere responsabilità alle forze politiche e agli amministratori che sono chiamati a tutelare gli interessi di tutti a scapito di quelli di pochi e non viceversa. Il sacco e il consumo del territorio con l'aggressione al paesaggio hanno dimostrato tutti i loro limiti con alluvioni, frane e perdita di economia, anche turistica. Non si possono ripetere gli errori fatti nel passato.

Si allega la cartina del Parco del Sirente Velino con le aree che verrebbero sottratte.



venerdì 27 gennaio 2012

Illuminare il centro storico: sbagliando s'impara? Dopo i fari colorati di piazza Buozzi, i pali circondano Gaetano Braga

Una malinconica immagine del monumento a Gaetano Braga di cui si scorge la sagoma buia,
circondato dai nuovi pali dell'illuminazione pubblica

Nei giorni scorsi, al termine dei lavori di sistemazione necessari per la messa in sicurezza del versante collinare, l’amministrazione ha annunciato con un comunicato l’accensione imminente dell’illuminazione pubblica di via Bindi e via Piave. Così, dalla serata di ieri, riecheggiando l’esperimento irrispettoso e violento dei riflettori colorati di piazza Buozzi, si vede ripetuto in un’altra area del centro storico lo stesso errore. Dove prima era possibile dalla piazza lanciare lo sguardo verso il mare, ora grandi pali si ergono disseminati senza criterio. Ben cinque grandi lampade dal braccio ricurvo fanno dell’ingresso al centro storico una sorta di casello autostradale. Tre di queste circondano la piazzola di verde dove si innalza il monumento a Gaetano Braga, lasciato al buio per anni e che ora è paradossalmente ancora più nella penombra. L’illustre musicista concittadino, che fino a pochi giorni fa poteva ammirare liberamente l’Adriatico, ora ha di giorno proprio davanti a se un bel palo, mentre di notte è oscurato dall’arancio delle nuove luci. Ancora un’altra, ostacola parzialmente per chi sale dal Lido, la visione, specialmente notturna, della mole del Duomo, simbolo della città e punto di riferimento storico e urbanistico. L’ultimo faro  di questa cinquina è stato, verrebbe proprio da dire, “piazzato”, davanti alla sfavillante cromia della facciata della sala Buozzi, in attesa di riapertura. Sala Buozzi, per la cui pregevole facciata poteva essere invece prevista una dignitosa illuminazione dal basso. I quattro lampioni di forma classica, a “lanterna”, lungo via Bindi, oltre ad essere storicamente falsi, sono assolutamente fuori norma (Legge regionale Abruzzo n° 12/05). Non sono cioè sistemi cut-off, ma disperdono la luce verso l’alto.

Pertanto, la sezione giuliese di Italia Nostra si dice costernata davanti alla scarsa attenzione che le operazioni di intervento nel centro storico continuano ostinatamente a mostrare. Una noncuranza che sembra studiata a tavolino per occultare il nostro patrimonio storico e architettonico, che invece andrebbe valorizzato anche attraverso la luce. In occasione della raccolta firme promossa da Italia Nostra, “Accendiamo la cupola!”, svoltasi nei mesi scorsi, centinaia di cittadini giuliesi e non solo, hanno firmato per richiamare l’attenzione degli amministratori sul valore di una corretta illuminazione della parte storica di Giulianova. Con tale operazione quindi, si è peggiorato il già compromesso decoro (un esempio è il rivestimento del muro di contenimento in mattoni rossicci nemmeno sabbiati) di quella via che è la porta della Giulia antica. Quella stessa Giulia che da qualche giorno ha compiuto i suoi 540 anni nel silenzio di tutti. E non è un caso.

Italia Nostra Giulianova richiede infine di tornare a illuminare il monumento al grande violoncellista e compositore giuliese da troppo tempo lasciato al buio ed eliminare gli orribili pali dozzinali e i lampioni “a lanterna” fuori norma. L’associazione propone invece di installare delle lampade cut off a luce chiara sottogronda, sfruttando le facciate dei palazzi, gran parte edifici pubblici tra l’altro, mediante accordi con i privati ove necessario. Metodo di illuminazione questo, utilizzato in moltissimi centri storici d’Italia.

La porta della città antica ridotta a un anonimo "casello autostradale"


La facciata della Sala Buozzi, appena ristrutturata e
per la quale ci si aspettava una degna illuminazione